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Dicembre 2012

QUALITÀ E RISCHIO CLINICO: A PROPOSITO DI CHIRURGIA MINORE DELLO STUDIO DI MEDICINA GENERALE IN ITALIA

Queste note nascono da uno dei tanti spunti di discussione con i colleghi di Netaudit che si chiedevano quale fosse la pratica di piccoli atti di chirurgia minore nella pratica quotidiana e se vi fosse un accordo su una minimum equipment list. Un rapido esame della letteratura italiana e anglosassone ha evidenziato come spesso gli atti che in Italia il singolo medico di famiglia svolge siano delegati all’estero al nursing che affianca i general practitioners, nelle group practice tanto che vi sono descrizioni dettagliate di procedure nei manuali per la qualità e la sicurezza per il personale ausiliario di UK, AU, NZ ,ma non specifiche per i medici. E bensì vero che esiste una amplia variabilità delle prestazioni chirurgiche erogate nelle cure primarie sia in Italia che in altri paesi. Ciò che si sottolinea è comunque una grande attenzione alla sicurezza soprattutto in merito alla diffusione di infezioni crociate.
Nel 1996 il NHS inglese autorizzava alcune pratiche chirurgiche nelle cure primarie e i documenti di consenso prevedevano anche la formazione attenta degli operatori al fini di ottenere una certificazione formale.

Mario Baruchello (MMG)

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Maggio 2012

POSITION PAPER


La diagnostica radiologica e di laboratorio, tra opportunità di razionalizzazione e rischio di razionamento: una proposta professionale “trasversale”, oltre le soglie o medie di consumo

Nei mesi recenti diverse regioni e ASL del nostro paese hanno elaborato leggi, circolari e indirizzi che hanno l’obiettivo di fermare o almeno di rallentare l’escalation degli esami diagnostici, soprattutto laboratoristici e strumentali.

È difficilmente contestabile che questa escalation possa condurre a esami inappropriati con aumento dei costi e conseguenze negative evitabili. Basti pensare, ad esempio, ai costi biologici degli esami radiologici con maggiore esposizione, all’ansia da attesa e da falsi positivi o ai rischi indiretti derivati dall’allungamento improprio delle liste di attesa e alle possibili conseguenze per altri pazienti che hanno bisogno della procedura e all’aumento esorbitante dei costi [Patel, 2005].

Nello stesso tempo, sorge un dubbio: prendendo in esame alcuni accordi sindacali tra USL e medici scopriamo che la regola su cui basare il cambiamento è o una certa soglia (ad esempio non più di x prestazioni per paziente) o la media prescrittiva (ad esempio prescrivere un numero di Risonanze Magnetiche o Eco addome sotto la media ASL).

Ogni MMG è anche invitato a rispettare questi parametri; se non lo fa subisce una penalizzazione economica dei compensi. Ma questi parametri regionali si basano sempre su evidenze o linee-guida rigorose o almeno su metodi di consenso rigorosi? Qualche funzionario pubblico sostiene che queste soglie non fanno altro che seguire da vicino la strada percorsa della razionalizzazione della prescrizione farmaceutica. È facile opporre un dato di fatto: il contesto diagnostico è piuttosto diverso da quello, ormai consolidato della razionalizzazione del farmaco, in cui è più facile trovare evidenze d’appoggio.

Mario Baruchello (MMG – Direttore di Qualità Medica), Alessandro Battaggia (MMG – master universitario in revisioni Sistematiche della letteratura; CPU in Statistica applicata ai problemi clinici), Clara Carpeggiani (CNR Pisa)
, Francesco Del Zotti (MMG – Direttore di Netaudit), Romolo Dorizzi (Direttore di Laboratorio, Cesena), Ernesto Mola (MMG – Wonca Italia)
, Roberto Mora (MMG e Presidente ODM Verona), Marco Caputo (Direttore di Laboratorio, Bussolengo), Giorgio Visentin (MMG – Presidente di Wonca Italia)

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