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Agosto 2014

 

EDITORIALE
: RICERCARE…IN TEMPO DI CRISI

Un vento gelido di disimpegno, delusione, stanchezza, burn out si aggira negli studi dei medici di famiglia. Dibattiti in rete fanno affiorare in una platea ampliamente over 50 anni i danni a una medicina generale che arriva alle aggregazioni di gruppo solo sulla spinta di modifiche organizzative volute da una burocrazia sanitaria e da una politica i cui obiettivi sono sconosciuti ai più. Ci stiamo dimenticando che la scelta di praticare la medicina da solo o in team dipende spesso da circostanze temporali e dalla geografia, in quanto non abbiamo un background formativo comune e non abbiamo di fatto in gran parte della nazione investimenti in strutture pubbliche.

Le case della salute emiliane e toscane rappresentano infatti altro per la loro esperienza decennale ma al di la dei bilanci ufficiali (http://www.saluter.it/), voci autorevoli segnalano dall’interno criticità di non poco conto.

Non è facile quindi – nel sistema che ci stringe a tenaglia fra rigidità del SSN e vincoli contrattuali sindacali – fare ad esempio di una AFT il nucleo di un progetto professionale/assistenziale/culturale proiettato nel futuro. E comunque saremmo ancora ben lontani da quanto auspica Beppe Belleri su MIR che sogna la creazione di Comunità di Pratica (ne scrisse su QQ Sandro Girotto a proposito di formazione molti anni fa) quando si partisse da esperienze positive che anche in Lombardia si sono realizzate (http://osservatorioprescrizioni.wordpress.com).

Mario Baruchello (MMG)

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Maggio 2012

POSITION PAPER


La diagnostica radiologica e di laboratorio, tra opportunità di razionalizzazione e rischio di razionamento: una proposta professionale “trasversale”, oltre le soglie o medie di consumo

Nei mesi recenti diverse regioni e ASL del nostro paese hanno elaborato leggi, circolari e indirizzi che hanno l’obiettivo di fermare o almeno di rallentare l’escalation degli esami diagnostici, soprattutto laboratoristici e strumentali.

È difficilmente contestabile che questa escalation possa condurre a esami inappropriati con aumento dei costi e conseguenze negative evitabili. Basti pensare, ad esempio, ai costi biologici degli esami radiologici con maggiore esposizione, all’ansia da attesa e da falsi positivi o ai rischi indiretti derivati dall’allungamento improprio delle liste di attesa e alle possibili conseguenze per altri pazienti che hanno bisogno della procedura e all’aumento esorbitante dei costi [Patel, 2005].

Nello stesso tempo, sorge un dubbio: prendendo in esame alcuni accordi sindacali tra USL e medici scopriamo che la regola su cui basare il cambiamento è o una certa soglia (ad esempio non più di x prestazioni per paziente) o la media prescrittiva (ad esempio prescrivere un numero di Risonanze Magnetiche o Eco addome sotto la media ASL).

Ogni MMG è anche invitato a rispettare questi parametri; se non lo fa subisce una penalizzazione economica dei compensi. Ma questi parametri regionali si basano sempre su evidenze o linee-guida rigorose o almeno su metodi di consenso rigorosi? Qualche funzionario pubblico sostiene che queste soglie non fanno altro che seguire da vicino la strada percorsa della razionalizzazione della prescrizione farmaceutica. È facile opporre un dato di fatto: il contesto diagnostico è piuttosto diverso da quello, ormai consolidato della razionalizzazione del farmaco, in cui è più facile trovare evidenze d’appoggio.

Mario Baruchello (MMG – Direttore di Qualità Medica), Alessandro Battaggia (MMG – master universitario in revisioni Sistematiche della letteratura; CPU in Statistica applicata ai problemi clinici), Clara Carpeggiani (CNR Pisa)
, Francesco Del Zotti (MMG – Direttore di Netaudit), Romolo Dorizzi (Direttore di Laboratorio, Cesena), Ernesto Mola (MMG – Wonca Italia)
, Roberto Mora (MMG e Presidente ODM Verona), Marco Caputo (Direttore di Laboratorio, Bussolengo), Giorgio Visentin (MMG – Presidente di Wonca Italia)

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