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Dicembre 2014

EDITORIALE: APPROPRIATEZZA E QUALITÀ IN MEDICINA

Nella primavera di quest’anno anche nel Nord/Est si impartivano disposizioni alle aziende sanitarie in merito alla appropriatezza prescrittiva. Ancora una volta in un mondo complesso, come quello che ogni giorno vediamo nei nostri malati fragili, problematici e multifattoriali, stupiva la ossessiva presenza di percentuali da raggiungere in termini numerici assoluti.

Ecco che l’uso di sartani negli ipertesi non deve superare una fissa percentuale e altresì le statine a brevetto scaduto dovrebbero invece svettare ad altissime percentuali di utilizzo. Secondo i decisori del Nord-Est “gli attuali modelli di flussi dei dati dovrebbero garantire che i dati amministrativi integrati con dati clinici, con un approccio paziente-centrico, rappresentino un modello di Real World Data e un efficace strumento per misurare l’Health Performance nella reale pratica clinica. Data Base comuni, con dati standardizzati, aggiornati periodicamente, dovrebbero rappresentare un valido strumento di pianificazione sanitaria con possibilità di misurare e monitorare i risultati nel tempo Ma di tutte queste belle parole e di tante altre che infarciscono la documentaristica pubblica come Audit, Clinical Governante e Reti Integrate di cura cosa resta in realtà nella nostra pratica corrente? Riescono gli strumenti concreti, le cartelle in primis, a realizzare questi belli intenti? Usando i nostri programmi gestionali abbiamo la pretesa di applicare sistemi esperti in alcuni piccoli capitoli della patologia (vedi dolore lombare) ma poi ci si accorge che manca la possibilità di registrare routinariamente in una nota cartella anche la semplice temperatura corporea.

Mario Baruchello (MMG)

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Novembre 1999

Dal Self Audit ai Trial

Atti del Seminario Internazionale, Verona 1999

Dove è la sapienza che abbiamo smarrita nella conoscenza? Dove è la conoscenza che abbiamo smarrita nella informazione? Dove è la informazione che abbiamo smarrita nei dati? Questa frase di Mark Porrat che abbiamo letto nell’entrata del Scientific Child Museum a Washington ben rappresenta la metafora della civiltà occidentale ma anche le difficoltà operative e epistemologi- che in cui si dibatte quotidianamente il medico di famiglia .
Leggendola dall’alto verso il basso non possiamo che pensare a come i ritmi di vita sempre più serra- ti hanno rotto quell’armonico senso di unità tra corpo, spirito e natura che gli antichi definivano sapienza. Quindi hanno imposto la necessità di suddividere l’enorme quantità di conoscenza in sottoinsiemi (nasce la figura dello specialista) di dimensioni compatibili con la limitatezza del nostro pur formidabile cervello.
Infine l’aumento di efficienza dei processi di comunicazione (la “civiltà dell’imaging“) comporta pero la perdita dei dettagli (pensiamo alla frammentazione delle immagini sul video del computer, se le ingrandiamo) . Così la conoscenza si scompone in flussi informativi talmente imponenti rispetto al tempo dedicato/dedicabile alla riflessione critica su di esso da parte del singolo individuo, da rischiare di diventare semplicemente un flusso di dati. Quando demmo vita nel 1996 al primo numero della Newletter di Ricerca quali-quantitativa in MG “QQ“– http://www2.netbusiness.it/job/simg/qqhtml all’interno di reti amicali di iscritti alla SIMG di Verona e Vicenza e dirigenti nazionali della Società Italiana di VRQ avevamo precisa appunto alla v lontà di valorizzare la “Evidence based medicine“ Disease centered fondendola con la medicina Person centered olistica ed empatica, così come siamo certi venga pratica da una elevata percentuale di medici di medicina generale. Il nome della rivista e del gruppo indica e ammicca a “la Qualità e le Qualità“ in Medicina Generale, a testimoniare l’irrinunciabile dimensione caleidoscopica della MG, tra ricerca e valutazione rigorosa e quantitativa della Qualità (VRQ) e la testimonianza puntuale di molte Verità non facilmente misurabili (le diverse variabili qualitative del nostro lavoro!).

Nel panorama editoriale di settore ci siamo guadagnati un significativo indice di citazione e così si spiega perché molti amici abbiano scelto Verona per il secondo anno confluendo da tutta Italia per anticipare i risultati di studi epidemiologici vasti e rigorosi ma anche piccole ricerche osservazionali, casistiche personali significative e raccolte di casi talmente emblematici da superare il rischio di es- sere anedottici. In un clima di elevata levatura scientifica lo sforzo di ognuno è stato sottoposto alla supervisione critica di due prestigiosi colleghi il Prof. Paul Wallace della Royal Fre and University College Medical School di Londra e il Prof. Cris Van Weel di Amsterdam . Uno spazio significativo è stato riservato ad un dibattito a più voci sulla opportunità di un superamento della normativa che impedisce al medico di medicina generale in Italia di fare ricerca clinica applicata, ad es. la ricerca di fase terza confirmatoria sui nuovi farmaci che l’amicizia con il dott. Recchia ha reso possibile. Questa iniziativa ha dato il via ad un significativo dibattito in campo nazionale che forse produrrà risultati a breve di apertura inaspettata. Siamo convinti che la promozione continua della Qualità è oggi per il medico di famiglia nel territorio e per il medico di comunità una esigenza inderogabile.
La ricerca, unita alla formazione, deve costruire una professionalità nuova che accanto ad abilità tecnico-scientifiche contemperi le esigenze di migliorare l’efficacia delle cure salvaguardando gli aspetti umani del rapporto con il paziente . Il personale della Sanità non può più lavorare in modo isolato e senza progettualità, che va continua- mente verificata nella sua coerenza con il modello organizzativo generale.
Il cittadino potrà così essere certo di trovare in ogni ambulatorio o struttura sanitaria pubblica uno standard di qualità garantito e domani certificato, nel rispetto di una equità che è un diritto fondamentale e irrinunciabile di un Paese civile.

Dott. Mario Baruchello (MMG Vicenza)