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Novembre 1999

Dal Self Audit ai Trial

Atti del Seminario Internazionale, Verona 1999

Dove è la sapienza che abbiamo smarrita nella conoscenza? Dove è la conoscenza che abbiamo smarrita nella informazione? Dove è la informazione che abbiamo smarrita nei dati? Questa frase di Mark Porrat che abbiamo letto nell’entrata del Scientific Child Museum a Washington ben rappresenta la metafora della civiltà occidentale ma anche le difficoltà operative e epistemologi- che in cui si dibatte quotidianamente il medico di famiglia .
Leggendola dall’alto verso il basso non possiamo che pensare a come i ritmi di vita sempre più serra- ti hanno rotto quell’armonico senso di unità tra corpo, spirito e natura che gli antichi definivano sapienza. Quindi hanno imposto la necessità di suddividere l’enorme quantità di conoscenza in sottoinsiemi (nasce la figura dello specialista) di dimensioni compatibili con la limitatezza del nostro pur formidabile cervello.
Infine l’aumento di efficienza dei processi di comunicazione (la “civiltà dell’imaging“) comporta pero la perdita dei dettagli (pensiamo alla frammentazione delle immagini sul video del computer, se le ingrandiamo) . Così la conoscenza si scompone in flussi informativi talmente imponenti rispetto al tempo dedicato/dedicabile alla riflessione critica su di esso da parte del singolo individuo, da rischiare di diventare semplicemente un flusso di dati. Quando demmo vita nel 1996 al primo numero della Newletter di Ricerca quali-quantitativa in MG “QQ“– http://www2.netbusiness.it/job/simg/qqhtml all’interno di reti amicali di iscritti alla SIMG di Verona e Vicenza e dirigenti nazionali della Società Italiana di VRQ avevamo precisa appunto alla v lontà di valorizzare la “Evidence based medicine“ Disease centered fondendola con la medicina Person centered olistica ed empatica, così come siamo certi venga pratica da una elevata percentuale di medici di medicina generale. Il nome della rivista e del gruppo indica e ammicca a “la Qualità e le Qualità“ in Medicina Generale, a testimoniare l’irrinunciabile dimensione caleidoscopica della MG, tra ricerca e valutazione rigorosa e quantitativa della Qualità (VRQ) e la testimonianza puntuale di molte Verità non facilmente misurabili (le diverse variabili qualitative del nostro lavoro!).

Nel panorama editoriale di settore ci siamo guadagnati un significativo indice di citazione e così si spiega perché molti amici abbiano scelto Verona per il secondo anno confluendo da tutta Italia per anticipare i risultati di studi epidemiologici vasti e rigorosi ma anche piccole ricerche osservazionali, casistiche personali significative e raccolte di casi talmente emblematici da superare il rischio di es- sere anedottici. In un clima di elevata levatura scientifica lo sforzo di ognuno è stato sottoposto alla supervisione critica di due prestigiosi colleghi il Prof. Paul Wallace della Royal Fre and University College Medical School di Londra e il Prof. Cris Van Weel di Amsterdam . Uno spazio significativo è stato riservato ad un dibattito a più voci sulla opportunità di un superamento della normativa che impedisce al medico di medicina generale in Italia di fare ricerca clinica applicata, ad es. la ricerca di fase terza confirmatoria sui nuovi farmaci che l’amicizia con il dott. Recchia ha reso possibile. Questa iniziativa ha dato il via ad un significativo dibattito in campo nazionale che forse produrrà risultati a breve di apertura inaspettata. Siamo convinti che la promozione continua della Qualità è oggi per il medico di famiglia nel territorio e per il medico di comunità una esigenza inderogabile.
La ricerca, unita alla formazione, deve costruire una professionalità nuova che accanto ad abilità tecnico-scientifiche contemperi le esigenze di migliorare l’efficacia delle cure salvaguardando gli aspetti umani del rapporto con il paziente . Il personale della Sanità non può più lavorare in modo isolato e senza progettualità, che va continua- mente verificata nella sua coerenza con il modello organizzativo generale.
Il cittadino potrà così essere certo di trovare in ogni ambulatorio o struttura sanitaria pubblica uno standard di qualità garantito e domani certificato, nel rispetto di una equità che è un diritto fondamentale e irrinunciabile di un Paese civile.

Dott. Mario Baruchello (MMG Vicenza)

 

 

Settembre 1996

Family Practice Club

Stiamo assitendo in questi ultimi tempi ad un nuovo fenomeno culturale che in- veste la medicina generale. Il desiderio di confrontare le proprie esperienze e di verificare la corrispondenza delle proprie scelte professionali con l’evidenza scien- tifica ha cominciato ad unire gruppi di medici. Ma non solo. Il MMG comincia ad alzare la testa dalla propria scrivania, a trovarsi con gli altri colleghi, a produrre dati, analisi, indirizzi diagnostico-tera- peutici, in un confronto aperto, di pari di- gnità, con tutte le realtà della medicina, senza esclusioni. I Family Practice Club nascono a Verona tra la fine del 1995 e l’inizio del 1996 con lo scopo di riunire tutti i colleghi che si rendono conto che la cultura non è più demandabile ad altre “agenzie”. Nascono attorno ai Distretti con chiara collocazione locale, ma in collegamento reciproco, in modocheidatidiunmedicoodiun gruppo di medici vengano uniti per for- mare una valanga di dati, che confrontati e discussi possano finalmente costituire quella base epidemiologica da cui omai nessuno, in medicina pratica o nelle pub- bliche amministrazioni, potrà prescindere. I Family Practice Club, che hanno obbiet- tivi e metodi ben precisi, applicabili in qualsiasi situazione o realtà anche preesi- stenti, non sono legati a nessun sindacato e si propongono di diventare la sede cul- turale di tutta la Regione. Unici collega- menti sono quelli con società e gruppi culturali della realtà medica nazionale ed internazionale e con le Istituzioni; sono comunque suscettibili ad essere estesi e modificati in base alle esigenze dei pro- grammi che saranno decisi insieme.

Girotto S., Battaggia A. (MMG Verona)

 

Aprile 1996

Chi siamo?


Da alcuni anni un gruppo di medici di medicina generale ha tessuto un dialogo intenso sul tema della qualità della propria professione attraverso convegni di società scientifiche, riviste di categoria e numerose iniziative formative della propria area geografica nel nord – est della penisola. Dalla osservazione che innumerevoli sono le esperienze comuni ai medici di medicina generale anche quando essi operano in condizioni assai diverse e lavorano da soli e isolati fisicamente, siamo passati all’idea di costruire un progetto editoriale.

Cosa cerchiamo assieme? 

Siamo convinti che il medico di famiglia difficilmente possa condurre, da unico protagonista, vaste e rigorose ricerche epidemiologiche, così lontane dal lavoro quotidiano di singoli o piccoli gruppi di medici. Egli invece attraverso le proprie testimonianze e la pubblicazione di mini ricerche, semplici casistiche, brevi esperienze di audit o racconti di singoli casi emblematici può superare il rischio della anedottica. Ognuno contribuirà così alla circo- lazione tra colleghi di originali spunti di riflessione professionale e nello stesso tempo consegnerà alla comunità scientifica materiale ed ipotesi di lavo- ro utili per ulteriori approfondimenti. In sostanza, il Medico di Medicina Generale (MMG) ha spesso a che fare con variabili difficilmente quantificabili. Ma non sempre ciò che è misurabile e ciò che è importante sono direttamente correlabili Lo psicologo Donald Norman ha studiato per anni il modo in cui si prendono decisioni nelle aziende.