Archivio tag: continuità assistenziale

Dicembre 2014

EDITORIALE: APPROPRIATEZZA E QUALITÀ IN MEDICINA

Nella primavera di quest’anno anche nel Nord/Est si impartivano disposizioni alle aziende sanitarie in merito alla appropriatezza prescrittiva. Ancora una volta in un mondo complesso, come quello che ogni giorno vediamo nei nostri malati fragili, problematici e multifattoriali, stupiva la ossessiva presenza di percentuali da raggiungere in termini numerici assoluti.

Ecco che l’uso di sartani negli ipertesi non deve superare una fissa percentuale e altresì le statine a brevetto scaduto dovrebbero invece svettare ad altissime percentuali di utilizzo. Secondo i decisori del Nord-Est “gli attuali modelli di flussi dei dati dovrebbero garantire che i dati amministrativi integrati con dati clinici, con un approccio paziente-centrico, rappresentino un modello di Real World Data e un efficace strumento per misurare l’Health Performance nella reale pratica clinica. Data Base comuni, con dati standardizzati, aggiornati periodicamente, dovrebbero rappresentare un valido strumento di pianificazione sanitaria con possibilità di misurare e monitorare i risultati nel tempo Ma di tutte queste belle parole e di tante altre che infarciscono la documentaristica pubblica come Audit, Clinical Governante e Reti Integrate di cura cosa resta in realtà nella nostra pratica corrente? Riescono gli strumenti concreti, le cartelle in primis, a realizzare questi belli intenti? Usando i nostri programmi gestionali abbiamo la pretesa di applicare sistemi esperti in alcuni piccoli capitoli della patologia (vedi dolore lombare) ma poi ci si accorge che manca la possibilità di registrare routinariamente in una nota cartella anche la semplice temperatura corporea.

Mario Baruchello (MMG)

Scarica la Rivista Completa

 

Dicembre 2012

QUALITÀ E RISCHIO CLINICO: A PROPOSITO DI CHIRURGIA MINORE DELLO STUDIO DI MEDICINA GENERALE IN ITALIA

Queste note nascono da uno dei tanti spunti di discussione con i colleghi di Netaudit che si chiedevano quale fosse la pratica di piccoli atti di chirurgia minore nella pratica quotidiana e se vi fosse un accordo su una minimum equipment list. Un rapido esame della letteratura italiana e anglosassone ha evidenziato come spesso gli atti che in Italia il singolo medico di famiglia svolge siano delegati all’estero al nursing che affianca i general practitioners, nelle group practice tanto che vi sono descrizioni dettagliate di procedure nei manuali per la qualità e la sicurezza per il personale ausiliario di UK, AU, NZ ,ma non specifiche per i medici. E bensì vero che esiste una amplia variabilità delle prestazioni chirurgiche erogate nelle cure primarie sia in Italia che in altri paesi. Ciò che si sottolinea è comunque una grande attenzione alla sicurezza soprattutto in merito alla diffusione di infezioni crociate.
Nel 1996 il NHS inglese autorizzava alcune pratiche chirurgiche nelle cure primarie e i documenti di consenso prevedevano anche la formazione attenta degli operatori al fini di ottenere una certificazione formale.

Mario Baruchello (MMG)

 Scarica la Rivista Completa