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Novembre 2019

Medicina Generale. Storie e Clinica della pratica quotidiana”

A cura di S. Girotto, G.B. Gottardi, U. De Conto, G. Passerini, F. Cavasin C.G. Edizioni Medico Scientifiche. Torino. 2019

Il percorso professionale dei medici di famiglia è fatto di incontri fra persone. Essi arriveranno, alla fine, ad essere moltissime, tanto da far ritenere che il loro lavoro sia quasi del tutto di tipo relazionale. A ciò va aggiunto che i saperi che stanno alla base delle azioni professionali provengono da diversissime discipline specialistiche, cui fa ricorso, con abilità artigianale, l’MMG. La mancanza di una formazione universitaria specialistica basata su solidi impianti di ricerca è un’altra delle caratteristiche della MG in Italia. Tutto ciò contribuisce alla carenza di un corpo dottrinale solido di riferimento. Per questa serie di motivi siamo giunti alla costruzione di un testo che, da un lato, non faccia dimenticare l’enorme vastità delle discipline di riferimento, mentre dall’altro, sia corredato da ampio ricorso a riflessioni narrative. Queste ultime doveroso tributo alla complessità di relazioni interumane che ricorrono nella professione.
Il testo scritto si presenta come un manuale diverso dal comune. Non ha le caratteristiche di un trattato sistematico, essendo la materia della MG talmente vasta da non trovare un posto sufficiente nella trattatistica dei celebri classici della medicina interna. La scelta quindi è caduta su di un percorso di lettura che non tralasci alcuni capisaldi irrinunciabili, per peso epidemiologico ed attinenza alla pratica clinica. La scrittura di molte storie deve portare il lettore a comprendere soprattutto l’eterogeneità dei contesti umani nei quali va calata questa difficile pratica professionale. Essa è caratterizzata da una complessità mal semplificabile, nella quale possono trovare spazio vari elementi, quali, ad esempio, l’ascolto attivo, il ricorso a scelte tattiche sapienti, l’utilizzo di tecniche e di saperi, taciti o meno, l’accompagnamento nella sofferenza a persone in difficoltà. Il testo si presta a letture puntuali su argomenti specifici, oppure ad una lettura sistematica. Nel primo caso pensiamo ad un lettore “esperto” e maturo, come un MMG curioso di “ri-leggere” un argomento, nel secondo ad un giovane neolaureato che si avvicini a questo professionale.

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Settembre 2011

I MMG: dal riscatto del “personal computer” negli anni 80 ai gravi rischi dell’attuale telematica sanitaria, impersonale o sovra-personale. Possono i medici di medicina generale moderni staccare la spina? Perché no?

Nel primo anno dopo la laurea ho frequentato un
reparto di un piccolo ospedale di provincia, il cui
primario disprezzava i medici che compilavano lunghe
pagine della cartella cartacea. Egli ci diceva “il vero
medico ha tutto qua (e indicava la testa)”, “il vero
medico ricorda tutto”. Questo collega del sud Italia in
qualche modo era uno dei continuatori della cultura di
Platone, che sosteneva che lo scrivere era un atto di tradimento nei confronti della memoria. Al di là degli aspetti aulici, quel medico coltivava la tradizione di un’antica professione, secondo cui il medico deve mantenere un certo distacco e non può esporre la sua autorevolezza ai tanti “scribacchini” che possono controllarne i suoi pensieri congelati in scrittura. Quel medico interpretava un’antica tradizione di potere, discutibile. Oggi, nel 2011, però, corriamo il rischio contrario: quando il medico di medicina generale (MMG) compila un certificato di malattia o una ricetta o la lista dei problemi, abbonda nel lasciare tracce documentali del suo pensiero e degli aspetti intimi dei suoi assistiti su un mezzo elettronico, che non poche volte è già interfacciato (o è sul punto di esserlo) con potenti database regionali o nazionali. Al medico che sommessamente esprime dubbi su questa “evoluzione” si risponde a muso duro che questa è la modernità e che indietro non si può tornare.

Francesco Del Zotti (MMG – Verona,  Direttore di Netaudit)

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