Dicembre 2014

EDITORIALE: APPROPRIATEZZA E QUALITÀ IN MEDICINA

Nella primavera di quest’anno anche nel Nord/Est si impartivano disposizioni alle aziende sanitarie in merito alla appropriatezza prescrittiva. Ancora una volta in un mondo complesso, come quello che ogni giorno vediamo nei nostri malati fragili, problematici e multifattoriali, stupiva la ossessiva presenza di percentuali da raggiungere in termini numerici assoluti.

Ecco che l’uso di sartani negli ipertesi non deve superare una fissa percentuale e altresì le statine a brevetto scaduto dovrebbero invece svettare ad altissime percentuali di utilizzo. Secondo i decisori del Nord-Est “gli attuali modelli di flussi dei dati dovrebbero garantire che i dati amministrativi integrati con dati clinici, con un approccio paziente-centrico, rappresentino un modello di Real World Data e un efficace strumento per misurare l’Health Performance nella reale pratica clinica. Data Base comuni, con dati standardizzati, aggiornati periodicamente, dovrebbero rappresentare un valido strumento di pianificazione sanitaria con possibilità di misurare e monitorare i risultati nel tempo Ma di tutte queste belle parole e di tante altre che infarciscono la documentaristica pubblica come Audit, Clinical Governante e Reti Integrate di cura cosa resta in realtà nella nostra pratica corrente? Riescono gli strumenti concreti, le cartelle in primis, a realizzare questi belli intenti? Usando i nostri programmi gestionali abbiamo la pretesa di applicare sistemi esperti in alcuni piccoli capitoli della patologia (vedi dolore lombare) ma poi ci si accorge che manca la possibilità di registrare routinariamente in una nota cartella anche la semplice temperatura corporea.

Mario Baruchello (MMG)

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Agosto 2014

 

EDITORIALE
: RICERCARE…IN TEMPO DI CRISI

Un vento gelido di disimpegno, delusione, stanchezza, burn out si aggira negli studi dei medici di famiglia. Dibattiti in rete fanno affiorare in una platea ampliamente over 50 anni i danni a una medicina generale che arriva alle aggregazioni di gruppo solo sulla spinta di modifiche organizzative volute da una burocrazia sanitaria e da una politica i cui obiettivi sono sconosciuti ai più. Ci stiamo dimenticando che la scelta di praticare la medicina da solo o in team dipende spesso da circostanze temporali e dalla geografia, in quanto non abbiamo un background formativo comune e non abbiamo di fatto in gran parte della nazione investimenti in strutture pubbliche.

Le case della salute emiliane e toscane rappresentano infatti altro per la loro esperienza decennale ma al di la dei bilanci ufficiali (http://www.saluter.it/), voci autorevoli segnalano dall’interno criticità di non poco conto.

Non è facile quindi – nel sistema che ci stringe a tenaglia fra rigidità del SSN e vincoli contrattuali sindacali – fare ad esempio di una AFT il nucleo di un progetto professionale/assistenziale/culturale proiettato nel futuro. E comunque saremmo ancora ben lontani da quanto auspica Beppe Belleri su MIR che sogna la creazione di Comunità di Pratica (ne scrisse su QQ Sandro Girotto a proposito di formazione molti anni fa) quando si partisse da esperienze positive che anche in Lombardia si sono realizzate (http://osservatorioprescrizioni.wordpress.com).

Mario Baruchello (MMG)

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Dicembre 2013

IL CODICE DEONTOLOGICO E’ UN PATRIMONIO DI TUTTI I MEDICI ITALIANI

L’estate 2013 ha visto arrivare sui media la bozza del nuovo Codice Deontologico dei medici. I consigli degli Ordini dei medici erano stati coinvolti in modo marginale  e non avevano poi allargato il dibattito alla nutrita platea dei 350.000 iscritti. Il Presidente Fnomceo Sen. PD Amedeo Bianco da solo reggeva il confronto, reclamato sul web attraverso la rete MIR  da una piccola frangia di colleghi curiosi e attenti al proprio destino professionale, in particolare da Stefano Alice e Luca Puccetti. Il diritto a interloquire in modo costruttivo su un documento per alcuni aspetti rivoluzionario è stato così ripreso da autorevoli sanitari, da società scientifiche ma anche dai cittadini. In primis ha stupito la sostituzione, pensiamo unica al mondo, del termine malato/ paziente con persona assistita.

Noi medici di famiglia che più di tanti altri abbiamo il paziente – che ci ha scelto in un libero rapporto di fiducia- al centro di ogni relazione di cura, possiamo testimoniare quanto sia inopportuna quella che sembra  essere  solo una questione terminologica. Sui giornali a larga tiratura abbiamo dovuto subire il sarcasmo e l’irrisione di tutta una categoria, come avessimo già abdicato a principi ritenuti universali e condivisi per la medicina in tutto il mondo.

Mario Baruchello (MMG)

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