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Agosto 2014

 

EDITORIALE
: RICERCARE…IN TEMPO DI CRISI

Un vento gelido di disimpegno, delusione, stanchezza, burn out si aggira negli studi dei medici di famiglia. Dibattiti in rete fanno affiorare in una platea ampliamente over 50 anni i danni a una medicina generale che arriva alle aggregazioni di gruppo solo sulla spinta di modifiche organizzative volute da una burocrazia sanitaria e da una politica i cui obiettivi sono sconosciuti ai più. Ci stiamo dimenticando che la scelta di praticare la medicina da solo o in team dipende spesso da circostanze temporali e dalla geografia, in quanto non abbiamo un background formativo comune e non abbiamo di fatto in gran parte della nazione investimenti in strutture pubbliche.

Le case della salute emiliane e toscane rappresentano infatti altro per la loro esperienza decennale ma al di la dei bilanci ufficiali (http://www.saluter.it/), voci autorevoli segnalano dall’interno criticità di non poco conto.

Non è facile quindi – nel sistema che ci stringe a tenaglia fra rigidità del SSN e vincoli contrattuali sindacali – fare ad esempio di una AFT il nucleo di un progetto professionale/assistenziale/culturale proiettato nel futuro. E comunque saremmo ancora ben lontani da quanto auspica Beppe Belleri su MIR che sogna la creazione di Comunità di Pratica (ne scrisse su QQ Sandro Girotto a proposito di formazione molti anni fa) quando si partisse da esperienze positive che anche in Lombardia si sono realizzate (http://osservatorioprescrizioni.wordpress.com).

Mario Baruchello (MMG)

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Dicembre 2011

Il Rating… Dei Medici di Famiglia: Come Stiamo con l’Accreditamento ed il Clinical Audit?

Mentre declassano i nostri titoli di stato, quale è il rating dell’accreditamento dei MMG italiani? Non è possibile declassare i medici di medicina generale italiani perché per essi non si è mai aperta la benché minima prospettiva di accreditamento alla eccellenza, volontario né tanto meno istituzionale . Mentre già negli anni 90 in UK e AU si aprivano opportunità di crescita professionale e economica con programmi nazionali ad hoc (es. NCAPOP – PCRTA: Primary Care Research Team Assessment ­‐ KFOA: King Fund Oranization Audit -­‐ RAGP Standards), i decantati proclami sulla Clinical Governance in Italia hanno portato i medici a firmare progettini che di collaborativo non hanno mai avuto granché e sono stati spesso partoriti all’insegna del razionamento unilaterale delle risorse; solo in qualche caso hanno lavorato su dati di processo senza preoccuparsi di cercare esiti reali in termini di salute della popolazione assistita.

Mario Baruchello (MMG Vicenza)

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Aprile 1996

Chi siamo?


Da alcuni anni un gruppo di medici di medicina generale ha tessuto un dialogo intenso sul tema della qualità della propria professione attraverso convegni di società scientifiche, riviste di categoria e numerose iniziative formative della propria area geografica nel nord – est della penisola. Dalla osservazione che innumerevoli sono le esperienze comuni ai medici di medicina generale anche quando essi operano in condizioni assai diverse e lavorano da soli e isolati fisicamente, siamo passati all’idea di costruire un progetto editoriale.

Cosa cerchiamo assieme? 

Siamo convinti che il medico di famiglia difficilmente possa condurre, da unico protagonista, vaste e rigorose ricerche epidemiologiche, così lontane dal lavoro quotidiano di singoli o piccoli gruppi di medici. Egli invece attraverso le proprie testimonianze e la pubblicazione di mini ricerche, semplici casistiche, brevi esperienze di audit o racconti di singoli casi emblematici può superare il rischio della anedottica. Ognuno contribuirà così alla circo- lazione tra colleghi di originali spunti di riflessione professionale e nello stesso tempo consegnerà alla comunità scientifica materiale ed ipotesi di lavo- ro utili per ulteriori approfondimenti. In sostanza, il Medico di Medicina Generale (MMG) ha spesso a che fare con variabili difficilmente quantificabili. Ma non sempre ciò che è misurabile e ciò che è importante sono direttamente correlabili Lo psicologo Donald Norman ha studiato per anni il modo in cui si prendono decisioni nelle aziende.